Come possiamo cambiare le cose?

«Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare sempre le stesse cose!» 

cambiamento

Cari Amici e Colleghi,

Bentornati !

Iniziamo sin da SUBITO con una giusta riflessione, proponendovi il pensiero di  Albert Einstein riguardo al mondo, come lo avrebbe voluto lui, e alla crisi, che in quegli anni, proprio come in questi, attanagliava la società.

«È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è  la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è  la tragedia di non voler lottare per superarla.»

 

Vi ritrovate in queste parole, VERO? E allora, cosa possiamo fare affinché le cose cambino???

 

Intraprendere percorsi nuovi e soprattutto prospettive nuove.

Diventare professionisti nuovi e capaci di affrontare le sfide del futuro.

Noi, insieme, possiamo cambiare solo UNA cosa: TUTTO!!!

 

Diventare Consulenti Ambientali è una sfida ed un’ OPPORTUNITÀ per il futuro!

 

Sì, sicuramente all’inizio non vi sembrerà affatto semplice: fin dalle sue origini il diritto dell’ambiente si è caratterizzato per la sua perenne precarietà.

 

stupore

I motivi di ordine generale sono molteplici: le infinite emergenze ambientali; la politica ambientale perseguita dai governi che si sono succeduti nel tempo; la normativa ambientale; la sovrapposizione di norme transitorie, deroghe, proroghe, eccezioni, rinvii, attese; la difficoltà di definire con precisione alcuni concetti chiave; le continue innovazioni tecnologiche.

Il quadro si complica ulteriormente se solo si considerano, più in particolare, gli ostacoli connessi alle barriere di natura giuridico-amministrativa, economico-finanziaria, tecnico-infrastrutturale e socio-culturale, oltre all’elevato grado di conoscenze specialistiche in materie tecnico scientifiche che sono richieste agli organi chiamati ad esplicarle.

 

Ora analizziamo COME hanno reagito i nostri normatori e le nostre imprese…

 

La normativa ambientale italiana è ancora ben lontana dall’aver trovato una stabilità e una coerenza tali da garantire, in prospettiva, le molteplici sostenibilità: ambientali, energetiche, economiche, sociali e, in definitiva, anche giuridiche. Tant’è che, in dottrina, c’è chi ha affermato che “al banco di prova, l’attuale quadro normativo può forse definirsi «semplificato» ma certamente non «semplice»… ”.

Nonostante questo quadro decisamente nebuloso (un enorme puzzle da ricostruire in via interpretativa) consigliasse implicitamente le imprese a dotarsi di un sistema di gestione ambientale, nella stragrande maggioranza dei casi queste ultime – facendo leva anche sui blandi sistemi sanzionatori previsti dalla normativa – non si sono mai dotate di un serio sistema di environmental management, preferendo accollarsi gli eventuali oneri ambientali a valle della commissione di reati nel settore, o del verificarsi di dannosi eventi calamitosi.

Come a dire: le imprese sapevano di stare sopra una bomba ad orologeria, ma hanno preferito utilizzare gli strumenti dell’environment crisis management – pur sempre utili, ma in ogni caso figli di una diversa, e perdente in partenza, logica emergenziale, e ben più onerosi, per quanto eventuali – piuttosto che affidarsi a degli artificieri, in grado di disinnescare i tanti e pericolosi rischi connessi alla non corretta gestione delle problematiche ambientali, e/o di trasferire in modo adeguato il rischio.

Il caso ILVA è soltanto il più recente, ed eclatante, degli esempi che si possono tirare in ballo!

Finalmente l’evoluzione della normativa comunitaria ha dato un peso rilevante al concetto:

 

« chi inquina paga !!!»

 

Nascono così:

 

capotesta

una maggiore consapevolezza fra i cittadini sull’importanza di politiche anche ambientalmente sostenibili;

 

capotesta

maggiori scelte legislative che hanno introdotto nel nostro ordinamento i reati ambientali;

 

capotesta

la presa in considerazione degli impatti economici cui l’impresa può sottostare in assenza di una corretta gestione dei rischi ambientali.

 

 

Infatti, le imprese si sono trovate sotto il tiro di un fuoco incrociato e hanno dovuto, obtorto collo, rivedere i loro modelli di business, orientandoli verso la prevenzione, presupposto imprescindibile per progettare le sostenibilità.

 

Avete ancora dubbi per il futuro???

 

Ricordate:

C’è tanto da Fare e soprattutto c’è da saperlo Fare BENE !!!

 

E sì, vi trovate nel POSTO GIUSTO! 😀

A breve partirà il nostro FANTASTICO Corso per Consulente Tecnico Ambientale.

Continuate a seguirci sul nostro blog: tante NOVITÀ vi aspettano!

 

Alla prossima chiacchierata, Amici!

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